Previdenza Obbligatoria

Le principali riforme

A partire dagli anni '90 il sistema pubblico è stato interessato da una serie di riforme penalizzanti. Il welfare pubblico è oggi meno generoso che in passato. In particolare nella metà degli anni ’90 sono state introdotte riforme che hanno modificato i meccanismi di calcolo dei benefici previdenziali introducendo il sistema di calcolo contributivo con il quale ogni futuro pensionato di fatto riceverà il valore futuro dei contributi versati durante la sua intera “carriera”.

  • Riforma Amato del 1992 (Decreto Legislativo 503 del 1992). Si innalza l’età per la pensione di vecchiaia e si estende gradualmente, fino all’intera vita lavorativa, il periodo di contribuzione valido per il calcolo della pensione (20 anni di contribuzione); le retribuzioni prese a riferimento per determinare l’importo della pensione vengono rivalutate all’1%, che è una percentuale nettamente inferiore a quella applicata prima della riforma; la rivalutazione automatica delle pensioni in pagamento viene limitata alla dinamica dei prezzi (e non anche a quella dei salari reali). La riforma Amato ha dato il via a un processo di armonizzazione delle regole tra i diversi regimi previdenziali, ma di fatto ha anche determinato una riduzione del grado di copertura pensionistica rispetto all’ultimo stipendio percepito.
     
  • Nel 1995 viene emanata la legge di riforma del sistema pensionistico (legge 335/95 Riforma Dini) che si basa su due principi fondamentali: il pensionamento flessibile in un'età compresa tra i 57 e 65 anni (uomini e donne); il sistema contributivo per il quale le pensioni sono calcolate sull'ammontare dei contributi versati dal lavoratore nel corso della propria vita lavorativa (rivalutati nel corso del tempo).
     
  • Riforma Maroni 2004. Arriva l'inasprimento dei requisiti per la pensione di anzianità ed innalzamento dell'età anagrafica - a partire dal primo gennaio 2008 - da 57 a 60 anni. Per le donne rimane la possibilità di andare in pensione di anzianità a 57 anni di età e 35 anni di contribuzione, a patto di accettare il calcolo integrale del sistema contributivo. Per incentivare i lavoratori a proseguire la loro attività, poi, arriva il super bonus del 32,7% per chi rinvia la pensione di anzianità.
     
  • Riforma Fornero 2012.  Una delle introduzioni e novità più importanti della legge Fornero (Decreto Legge 201/2011) è quella che impone il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo da parte di tutti i lavoratori. Il cambiamento nelle modalità di calcolo intercorso con la riforma pensioni Fornero risulta favorevole per la finanza pubblica garantendo così un risparmio sulle uscite per prestazioni previdenziali. In aggiunta, per indicare cos’è la legge Fornero deve essere citata l’abolizione della pensione di anzianità, sostituita con la pensione anticipata che permette di accedere all’erogazione dell’assegno solo sulla base degli anni di contributi e non per età anagrafica. Ad oggi il requisito è fissato a 42 anni e 10 mesi per uomini e a 41 anni e 10 mesi per donne ed è soggetto ad adeguamento alla speranza di vita.